Il Ristorante Romano

Posted by: wp_8584287
Category: Cucina

Il ristorante tipico romano è la cosiddetta “trattoria” dove le famiglie andavano a mangiare nei giorni di festa. La cucina è semplice, soprattutto pasta fatta secondo le tradizioni della campagna laziale:

I piatti tipici

I primi piatti

  • Amatriciana (pasta lunga, spaghetto o bucatino condita con pomodoro cotto nel grasso del  guanciale che rimane croccante e pecorino aggiunto dopo la cottura)
  • Gricia (una versione più semplice della precedente perché senza il pomodoro)
  • Cacio e pepe (spaghetti conditi con i soli pepe e pecorino fatti mantecare a mano quando si mette in tavola)
  • Carbonara (pasta corta, in genere rigatoni conditi sempre con guanciale pepe e pecorino ma con l’aggiunta di uova che vengono fatte mantecare a bassissima temperatura nella padella in fine cottura, piatto di tanto di rara bontà quando riuscito quanto difficile da mandare giù se preparato male)
  • Nelle festività le nonne o le mamme facevano le fettuccine (pasta fresca di farina e uovo tirata a sfoglia e tagliata a strette  fette da cui il nome “fettuccine”), che venivano condite con un sugo di pomodoro insaporito dalle “rigaglie di pollo” (le interiora del pollo fatte cuocere nel sugo).

I secondi

Seguono poi i piatti “forti” in genere di carne, più raramente di pesce e la carne era spesso la parte più povera dell’animale, il cosiddetto “quinto quarto” cioè tutte le interiora e le parti meno nobili come zampe, coda e lingua. La coda in particolare preparata alla “vaccinara” con una lunga cottura con pomodoro e odori, in particolare sedano) è ancora oggi un piatto molto diffuso e molto amato dai romani. Molto amati anche le rigaglie di pollo con cui si prepara il sugo per le fettuccine e la coratella di abbacchio (e sono sempre le interiora dell’animale), che vengono lungamente cotte con i carciofi e sono un piatto tipico della Pasqua. 

Altro piatto tipico, un po’ più ricco ma solo se confrontato col quinto quarto è il pollo alla romana che è preparato al tegame con peperoni e pomodoro con l’aggiunta di abbondante rosmarini che insaporisce il tutto.

I fritti

I fritti sono un altro elemento essenziale della cucina romana, a partire dal grande fritto alla romana che si mangia come piatto unico nella cena della vigilia di natale. è fatto esclusivamente di verdure tipiche, broccolo romano, cavolfiore, zucchine, melanzane e carciofi con le patate tagliate a rondelle un po’ spesse e con anellini di cipolla, salvia e mela. Tutti questi prodotti puliti, lavati e tagliati a pezzi di dimensione discreta sono immersi in una pastella densa di acqua e farina e fritti nell’olio fino ad assumere un colore dorato. Oggi il fritto alla romana è esclusivo solo di alcuni, pochi, ristoranti del ghetto.

Altro piatto fritto tipico romano sono i carciofi alla giudia (da “giudio” che in romanesco vuol dire giudeo, ebreo) i carciofi vengono cotti solo parzialmente in acqua e quindi schiacciati fino a far aprire bene tutte le foglie e fritti in olio bollente in modo che le foglie diventano croccanti come le patatine mentre il cuore mantiene la sua tipica morbidezza. Una delizia.

I dolci

I dolci non sono una delle caratteristiche principali della cucina romana ma sono tuttavia assai conosciuti e preparati con sapienza i maritozzi con la panna, la tipica torta di ricotta che ancora oggi viene preparata con la ricetta antica nelle pasticcerie del “ghetto” e il pangiallo romano che come altre preparazioni tipiche altre regioni raccoglie e unisce nel miele tutte le frutta secche e quella candita , il tutto compresso fino a farne una bomba calorica.

Le trattorie

Nella trattoria troverai accoglienza e ambiente familiare, l’atteggiamento del proprietario è quello del vecchio amico che ti consiglia i piatti del giorno ma devi fare attenzione perché spesso dietro a questa facciata c’è anche il tentativo di attirarti e di passare sopra alle imperfezioni della cucina. Il turista accorto chiederà il menù e sceglierà lui, piuttosto che farsi consigliare dal proprietario. 

Ci sono poi quei pochi veri ristoranti di cucina romana più ricchi ed esclusivi dove si può andare con più tranquillità ma disposti a spendere un po’ di più.

Vale comunque, dappertutto quindi anche a Roma, la pena di provare i cibi della tradizione romana, magari facendosi consigliare da uno che a Roma ci vive e la conosce. Fuggite da qui posti che vi mostrano piatti pronti surgelati e pizze surgelate, perché non vale nemmeno la pena di provarli. In certi casi piuttosto che rischiare è meglio accontentarsi di un tramezzino.

Le fraschette

Se poi avete tempo e riuscite ad andare in giro anche nei dintorni a visitare i “castelli”, cioè quel gruppo di comuni che si trovano intorno alla capitale in direzione sud, lungo le vie appia e tuscolana, potrete fare l’esperienza di visita

re una “fraschetta”. Si tratta di vere e proprie osterie che vendono vino alla mescita, magari autoprodotto, ma comunque povero e molto beverino. In questi locali ci si porta da mangiare, spesso quello che abbiamo comprato ai banchi lì vicino, la “porchetta di Ariccia”, le “coppiette”, tutto cibo molto salato e piccante, fatto apposta per bere vino. Il conduttore della fraschetta, l’oste, si limiterà a pulirvi il tavolo, portarvi il vino che scorrerà a fiumi e servirà a rallegrarvi il pomeriggio o la serata, ma attenzione, ricordatevi sempre che o andate coll’autobus o col treno oppure uno di voi dovrà restare sobrio, altrimenti la strada del ritorno sarà molto pericolosa!

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